…è un nodo di venti tra le foglie d’ulivo…

Sento i ricordi salire
dal cuore fino a dentro agli occhi
tra le linee della mia mano
un riflesso di specchi
al vapore di un sole di grano
sudore rassegnato
è un nodo di venti tra le foglie d’ulivo
è buona speranza tra le foglie d’ulivo
Eri respiro di terra scura
di luce che trema da sola
qui dove inizia il mio destino
dal primo giorno di scuola
proprio dove mi son perduto
proprio dove ti rincorrevo
è un nodo di venti tra le foglie d’ulivo
è buona speranza tra le foglie d’ulivo
E avevi l’odore di erba e di brina
di strade in salita e di corse, domenica mattina
oh gente per strada
venite a sentire le voci
di tutto il silenzio che cade
da queste croci
E la banda suonava
e in pieno sole tua madre
tua madre
è un nodo di venti tra le foglie d’ulivo
è buona speranza tra le foglie d’ulivo
E avevi l’odore di erba e di brina
di strade in salita e di corse, domenica mattina
oh gente per strada
venite a sentire le voci
di tutto il silenzio che cade
da queste croci
è un nodo di venti tra le foglie d’ulivo
è buona speranza tra le foglie d’ulivo

(Cristiano De Andrè, Buona speranza)

gli occhiali giusti…

inizio a scrivere senza sapere cosa scrivere… mi capita spesso, di mettermi qui davanti come mosso da un impulso irrefrenabile, da una necessità impellente… ma so che in realtà è il mio bisogno di libertà che  fa venire fuori le parole… parole… sono giorni che rifletto sul significato delle parole, io, da sempre affascinato dai parolai, io stesso stesso parolaio magico in un mondo fatto di parole finte, di parole vuote… mi chiedo come si faccia a riconoscerle le parole, quando tutto il resto è offuscato, nascosto, artefatto… e mi rendo conto che è solo questioni di occhiali… saper indossare gli occhiali giusti ti fa vedere le cose giuste, le cose vere… ed è difficile, perchè gli occhiali sono fragili, perchè le diottrie cambiano velocemente e tu devi essere in grado di capire che è arrivato il momento di cambiarli, di scegliere una nuova montatura, di trovare le lenti della giusta grazione… occhiali… è solo questione di occhiali… e oggi, forse per la prima volta in vita mia, mi rendo conto di aver acquistato gli occhiali giusti.. e devo dire grazie solo a te, che indossi i miei stessi occhiali, e che prima me li hai prestati e poi mi hai convinto a comprali… perchè oggi sono una persona migliore, perchè oggi sono qui con la mia vita in mano… perchè sono pronto, e sono pronto perchè tu mi hai aiutato a vestirmi, mi hai aiutato a trovare gli occhiali della giusta gradazione… e io sono qui e tu sei lì… e non so se mai leggerai tutto questo, ma non importa, perchè abbiamo e avremo sempre gli stessi occhiali, quelli che siamo scambiati, quelli che ci siamo donati… e perchè ci siamo promessi la felicità, e so che non verremo mai meno a questa promessa… ed è questa promessa che mi consola guardandoti andare via… è questa promessa che mi fa sorridere guardandoti andare via… e allora eccomi qui, a guardare la vita, a capirla, a inforcare gli occhiali magici, a prendere la cazzuola in mano e a ripartire, esattamente da dove sei arrivata tu…

e questo è solo per te… siamo partiti da qui… e tu sarai sempre, per sempre qui…

grazie… cadrà la neve, a breve…

Chiudi gli occhi
immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza

ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora

penseresti all’odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa

al 21 marzo al primo abbraccio
a una matita intera la primavera
alla paura del debutto
al tremore dell’esordio
ma tra la partenza e il traguardo

nel mezzo c’è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è potere e sapere
rinunciare alla perfezione

ma il finale è di certo più teatrale
così di ogni storia ricordi solo
la sua conclusione

così come l’ultimo bicchiere l’ultima visione
un tramonto solitario l’inchino e poi il sipario
tra l’attesa e il suo compimento
tra il primo tema e il testamento

nel mezzo c’è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere e potere
rinunciare alla perfezione

ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve

(Niccolò Fabi, Costruire)

stranamente…

in questo strano tempo, in cui la vita vera sembra irraggiungibile, e tu ti arrovelli, ti spacchi la testa peer capire cosa fare, chi vuoi essere, com’è davvero il mondo intorno a te… ma non capisci, o ci capisci poco di questo tempo precario che rende precari i sentimenti, gli affetti, le paure, i sogni e i desideri…

in questo strano luogo, in cui mi trovo a vivere per caso, in cui tutto sembra lontano anni luce, in cui spariscono i pensieri e ti ritrovi a vivere una realtà diversa, quasi virtuale… una sospensione dal tempo e dallo spazio, nella casa del reality show, in cui scegli chi eliminare e chi portare alla fine… già, alla fine, che si avvicina, purtroppo, per fortuna, o chissà…

in questa strana vita, strana per chi è fatto come me, per chi si sente un po’ diverso, per chi prova a vivere un po’ più dentro, per chi non si accontenta della prima fogliolina che trova per terra, ma scava, scava, e chissà quale radice si aspetta di trovare… per chi questa partita se la sta giocando, anche se non sembra, anche se è durissima ed è sotto di non so quanto goal, ma è determinato a vincere, a ribaltare il risultato e ad andare ad esulatare sotto la curva…

tutto strano, forse anch’io… mi prenderanno per pazzo, ma ascolto una vecchia canzone, la mia preferita, in cui tutto gira vorticosamente, ma alla fine c’è una parte della strada assolata ed illuminata, ed è lì che voglio stare, lo so per certo…

strano, tutto strano per quello che mi è successo ultimamente, che una settimana fa mi ha distrutto, e che non so più cos’è… e dov’è…

strano…

io non perdono e tocco…

mentre tornavo a casa con gli auricolari nelle orecchie, tra le 874 canzoni del mio ipod è capitata questa, che non ascoltavo da tanto tempo, e che mi rappresenta tanto… perchè mi sento anch’io un po’ cirano, a volte brutto e goffo, ma con nel cuore milioni di cose…

Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L’arrivismo? All’ amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch’ io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz’ ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d’ essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi…

Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un’ altra vita;
se c’è, come voi dite, un Dio nell’ infinito, guardatevi nel cuore, l’ avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l’ uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev’ esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un’ ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo…Cirano

(Francesco Guccini, Cirano)

ritorno a me stesso

“[…] a questo punto tutto dipende dal fatto che l’uomo di ponga o no la domanda. Indubbiamente, quando questa domanda giungerà all’orecchio, a chiunque “il cuore tremerà” […]. Ma il congegno gli permette comunque di restare padrone anche di questa emozione del cuore. La voce, infatti, non giunge durante la tempesta che mette in pericolo la vita dell’uomo; è “la voce di un silenzio simile a un soffio”, ed è facile soffocarla. Finchè questo avviene, la vita dell’uomo la vita non può diventare cammino. Per quanto ampio sia il successo e il godimento di un uomo, per quanto vasto sia il suo potere e colossale la sua opera, la sua vita resta priva di un cammino finchè egli non affronta la voce. Adamo affronta la voce, riconosce di essere in trappola e confessa: “Mi sono nascosto”. Qui inizia il cammino dell’uomo, il sempre nuovo inizio del cammino umano.”

(Martin Buber, Il cammino dell’uomo)

Ieri notte non riuscivo ad addormentarmi e mi è capitato tra le mani questo librettino di nemmeno quaranta pagine (in cui Buber, tra i massimi esponenti della filosofia ebraica contemporea, cerca di descrivere l’uomo “come è veramente”), che già tante volte ha parlato alla mia vita, ed è una delle cose più belle che siano mai state scritte (secondo me, e anche secondo herman hesse:-D)… sono riuscito a leggere soltanto sette-otto pagine, prima che pensieri, desideri, inquietudini mi assalissero… inutile dire che mi sono addormentato ad un’orario indecente… guardo la mia vita e inizio fortemente a desiderare di ritornare a me stesso… inizio a sentire forte quella domanda, quel “dove sei?” che Dio rivolge ad Abramo e da cui nasce il cammino dell’uomo nella storia… inizio fortemente a desiderare di intraprendere quel cammino che mi porterà a vivere pienamente la mia vita… forse quel cammino è già iniziato, anche se in questo momento di appannamento non riesco bene a riconoscerlo… ma sento l’esigenza forte di ritornare a me, di guardare la mia vita e iniziarla a percorrerla veramente, autenticamente… di pensare a me stesso, bandando a stare bene sulla strada, che sarà anche condivisa da altre persone, ma che alla fine è sempre la mia… in questi giorni ho riflettuto tanto sul senso dell’attesa… su ciò che aspetto con ansia che accada, che arrivi sulla mia strada… mi sono chiesto se ne valga davvero la pena… l’unica risposta che so darmi è che non si può non aspettare ciò che si desidera veramente e che sai ti renderà felice… perchè la felicità è un dono che non ti viene regalato, ma che si conquista a senti stretti, con sudore e fatica… e io fatico, in questo strano tempo della mia vita… e se faticare vuol dire aspettare io aspetto, anche se ho paura che ciò che aspetti non arriverà… ma mi godo l’attesa, e soprattutto i sogni e le speranze che essa comporta… come quel filo attaccato al mio polso che strenuamente resiste da cinque mesi e non si spezza… si può anche apettare godot, ma l’importante è sapere dove si è, e dove si vuole andare…

chi non mi conosce e per sbaglio finirà su questa pagina penserà che ho dei problemi mentali gravi… chi mi conosce penserà che sono peggiorato… che mi conosce veramente capirà…

p.s. domenica inizia il mio tour estivo, per cui credo che non aggiornerò questo mio spazio per un po’… credo che la notizia farà piacere un po’ a tutti…

ma questo è camminare alto sull’acqua e…

la canzone del giorno….

Ho questa foto di pura gioia
E’ di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c’è
Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest’alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Arriva l’alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c’è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c’è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Ed ecco arriva l’alba so che è qui per me
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da se, fottendomi da me
Per quello che non c’è

(Afterhours, Quello che non c’è)

e ti senti ad una festa per cui non hai l’invito…

(ristampa)

Hai cercato di capire
e non hai capito ancora
se di capire di finisce mai.
Hai provato a far capire
con tutta la tua voce
anche solo un pezzo di quello che sei.
Con la rabbia ci si nasce
o ci si diventa
tu che sei un esperto non lo sai.
Perché quello che ti spacca
ti fa fuori dentro
forse parte proprio da chi sei.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici “perché no?”
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti “non lo so”
come quando dici “peché no?”

Quante vite non capisci
e quindi non sopporti
perché ti sembra non capiscan te.
Quanti generi di pesci
e di correnti forti
perché ‘sto mare sia come vuoi te.

Metti in circolo il tuo amore
come fai con una novità
Metti in circolo il tuo amore
come quando dici si vedrà
come fai con una novità

E ti sei opposto all’onda
ed è li che hai capito
che più ti opponi e più ti tira giù.
E ti senti ad una festa
per cui non hai l’invito
per cui gli inviti adesso falli tu.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici “perché no?”
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti “non lo so”
come quando dici peché no.

(Ligabue, Metti in circolo il tuo amore)


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