All’esame dei turisti Lucera è da bocciare

 

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di Simone Esposito

(Pubblicato su www.luceraweb.net e www.simoneesposito.blogspot.com)

 

 

Può capitare che un paio di amici, ai quali per anni hai parlato delle bellezze della tua città, vengano a trovarti d’estate. Può capitare che tu decida di scarrozzarli in lungo e in largo per monumenti e manifestazioni di piazza. E può capitare di doverti vergognare davanti agli ospiti per i portoni chiusi e per il degrado – quello sì – in bella mostra.

Può capitare? Certo: a Lucera, nei giorni delle Feste d’agosto. Mentre avvampa la polemica sul corteo storico “d’importazione” e sull’incapacità della nostra città di mantenere vive le proprie tradizioni, abbiamo tentato un esperimento: accompagnare per la tanto declamata “città d’arte” due turisti venuti da fuori, blanditi dalle descrizioni dei lucerini di loro conoscenza. E così per un giorno intero, il 14 agosto, abbiamo percorso le strade della città in compagnia di Giovanni Corbisiero, studente di medicina di Nola, in provincia di Napoli, e di Domenico Lanzilotta, padovano e giornalista del gruppo editoriale “E Polis”. Due giudici esterni, e quindi obiettivi, per testare Lucera nei suoi giorni di massima visibilità.

Piazza Duomo

Decidiamo di partire da piazza Duomo, il nostro salotto buono. Ed ecco il primo imbarazzo: spiegare il perché accanto alla splendida facciata della Cattedrale appena tirata a lucido si staglia in tutta la sua straordinaria fatiscenza il complesso del “Sant’Anna”. Storia lunga, che qui tralasciamo.

Ci concentriamo sul Duomo, e qui facciamo i conti con un altro problema. Siccome abbiamo volontariamente lasciato a casa guide turistiche e affini (di cui spesso i visitatori occasionali sono sprovvisti), dobbiamo fare affidamento sulle indicazioni presenti sul posto. Che però qui, come nei pressi di molti altri monumenti, sono non soltanto insufficienti, ma spesso illeggibili a causa delle scritte spray. Insomma, altra figuraccia.

Lavori in corso

La passeggiata prosegue. E involontariamente, infiliamo un vero e proprio itinerario turistico tematico. Quale tema? “Lucera e i suoi lavori in corso”. Prima tappa: il Museo “Fiorelli”. Chiuso per restauro: ma davanti al portone di via Zuppetta, implacabilmente serrato, non c’è uno straccio di cartello a spiegarlo. La sensazione dei visitatori è quella di grande incuria, ed effettivamente si fa fatica a immaginare un museo che non riporti gli orari di visita o che, in caso di chiusura temporanea, non ne indichi i motivi. Eppure quel museo c’è, ed è il nostro. Passiamo oltre. Dal “Fiorelli” alla chiesa del Carmine il passo è breve. E non cambia la musica: anche qui impalcature e lavori. Fino al caso più eclatante, quello dell’Anfiteatro, anche questo, come si sa, chiuso. E’ inevitabile che i due turisti sbottino: possibile che qui dobbiate fare i restauri proprio nella stagione turistica? Meglio ancora: nei tre giorni di festa cittadina? Difficile giustificarsi. Cambi di giunta e necessità di lavori sono cose che capitano ovunque. Evidentemente, non ovunque ci si riesce a organizzare.

Il castello e la torre

Alle prese con lo scontento dei nostri visitatori, uno scatto d’orgoglio lucerino ci fa giocare la carta del Castello: non campeggia su tutti i manifesti la ricostruzione storica di “Lucera medievale”? Partiamo dunque alla volta della Fortezza. Percorriamo il viale partendo da piazza Matteotti, proviamo a sorvolare sulle decine e decine di graffiti che affrescano tutti i muretti laterali, nessuno escluso, e arriviamo al ponte d’ingresso, dove veniamo accolti da una serie di pannelli informativi ben fatti e persino esaustivi. Già pregustiamo il riscatto di Lucera quando, provando a entrare nel Castello attraverso una delle due porte, ci imbattiamo in un signore a torso nudo che presidia l’accesso. “Qui non si può entrare, è chiuso”. Il cancello alle sue spalle è spalancato, e alla sua destra c’è in bella mostra il cartello con gli orari di visita. “Ma a quest’ora dovrebbe essere aperto”, ribattono i nostri turisti. “No – ci sentiamo rispondere – il Castello apre alle 15, e la ricostruzione storica comincia alle 16”. Un’occhiata all’orologio: sono le 16 e 35. “Allora comincia più tardi”, la replica laconica. Siamo tutti sbigottiti. E rimaniamo fuori. Senza contare che i manifesti (e tutte le guide e i siti internet sugli eventi culturali della provincia) promettevano testualmente che la ricostruzione sarebbe cominciata “dal mattino del 14 agosto”.

A questo punto tentiamo il tutto per tutto. Percorriamo prima un tratto della camminata intorno alle mura, lungo le quali più si va avanti e ci si allontana da viale Castello e più aumentano le sterpaglie, i graffiti sui muri e le lampade dell’illuminazione sfondate. Poi proviamo a entrare per l’altro ingresso. Riuscendoci: anche qui cancello regolarmente aperto, come da orario affisso a lato, ma nessun buttafuori. Entrando, ci ritroviamo di fronte ai preparativi, in ritardo, della ricostruzione storica. Ci sono ancora due furgoni in mezzo alle tende: i lavori in corso devono essere diventati il nuovo sport cittadino. Andiamo oltre, verso la torre della Regina. In mezzo alla stanza, una decina di paletti di plastica con in cima il cartellino “Non toccare”. Non si capisce cosa, visto che non c’è nulla. Probabilmente, sono un avanzo di qualche esposizione, depositato senza troppi problemi al centro della torre. Ma ormai non ci stupiamo più di nulla. Uscendo, una guida turistica ci invita a firmare il registro dei visitatori. Gli chiediamo informazioni sull’effettivo orario d’inizio della ricostruzione storica. “Credo alle 19, forse sono in ritardo”. Forse. Intanto, il turista padovano scarabocchia sul libro delle visite al Castello. Sbirciamo: “Sistematelo”, il commento accanto alla firma.

Museo diocesano

Insomma: un bilancio davvero pesante, tra un’evidente assenza di strategia turistica e lo spreco enorme delle risorse artistiche e culturali della città. Con un’unica nota positiva: il Museo diocesano. Ci arriviamo in serata, dopo la processione storica di Santa Maria Patrona e la consegna delle chiavi, grazie all’apertura in notturna (fino alle 23) decretata per la settimana delle feste. Un’idea che in mezzo al nostro disastro sembra eccezionale, ma che è la normalità nelle città d’arte, quelle vere. E la visita alle sale del Palazzo vescovile è una vera goduria: allestimenti curati con gusto e criterio, guide competenti (e si tratta di volontari), capaci non solo di recitare a memoria qualche didascalia ma anche di rispondere alle domande dei turisti. Si badi: il Museo diocesano non custodisce opere straordinarie, ma un piccolo tesoro come quello posseduto da tantissime Chiese locali italiane. Ma sa esporlo in modo intelligente, funzionale e culturalmente valido, facendo andar via il visitatore con l’impressione di essere passato per il museo di una moderna città europea, e non in quello di una delle più piccole diocesi d’Italia. Una lezione da imparare, per le nostre istituzioni civili.

Il bilancio finale

Alla fine della giornata, i due amici turisti sono più rammaricati di noi. Un peccato, questo il commento di entrambi. Un peccato vedere le potenzialità di Lucera buttate per gran parte al vento, mentre da anni si discute di rilanci, di valorizzazione del territorio, di promozione. La verità – è apparso lampante anche a chi è arrivato da fuori città e non è interessato alle nostre beghe politiche – è che manca completamente un progetto culturale per Lucera, oggi incapace di custodire il proprio patrimonio. Difficile pensare che il tutto si risolva facendosi il corteo storico da sé o chiamandolo da Ascoli, o con qualche sagra in più per competere con l’agguerritissimo Subappenino. In una città di oltre trentamila abitanti che una volta ospitava il palazzo di uno degli imperatori più colti d’Europa e oggi possiede una sola libreria, nemmeno troppo fornita, c’è bisogno di ben altro. Cultura: ecco dove servirebbe, e con urgenza, l’ennesimo cartello di “lavori in corso”.

 

 

 

 

 

 

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3 Responses to “All’esame dei turisti Lucera è da bocciare”


  1. 1 Saretta 20 agosto, 2007 alle 9:42 am

    Ciao Papone!
    non so dove salutarti e allora lo faccio in questo spazio.
    L`Irlanda e` proprio bella ma ha un solo difetto: non possiamo comprare la birra.
    Qui ovunque ci sono cose della Guinness…se fossi qui avresti svuotato tutti i nrgozi!
    Mi mancate tutti!
    un bacione e…..CI VEDIAMO IL 29!
    La tua figlioletta irlandese

  2. 2 marcoe 21 agosto, 2007 alle 11:02 am

    io svuoteri più che altro la Guinness..

  3. 3 sara 23 agosto, 2007 alle 8:08 am

    ciao saretta, spero tu stia bene, cmq a proposito della nostra città….c’è poco da dire…. io ne parlo sempre con molto orgoglio perchè amo la mia città nonostante tutto, però mi dispiace enormemente per giovanni e domenico e per la loro delusione….e forse dovremmo cominciar a cambiarla anche noi dato che ci rendiamo conto di tutte queste deficienze……..un bacione marco


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