Archivio per giugno 2008

fagioli co ‘e cotiche

HO FINITOOOOOOO!!!!!!!!!!! VAFAMMOKKKK!!!!!

Annunci

e lo vorrei…

Vorrei conoscer l’ odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell’ aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c’è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d’ un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos’è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l’ universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell’ Appennino dove risuona
fra gli alberi un’ usata e semplice tramontana

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l’ oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all’ infinito

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

(Francesco Guccini, Vorrei)

a raissa

Non è felice, la vita a Raissa. Per le strade la gente cammina torcendosi le mani, impreca ai bambini che piangono, s’appoggia ai parapetti del fiume con le tempie tra i pugni, alla mattina si sveglia da un brutto sogno e ne comincia un altro. Tra i banconi dove ci si schiaccia tutti i momenti le dita col martello o ci si punge con l’ago, o sulle colonne di numeri tutti storti nei registri dei negozianti e dei banchieri, o davanti alle file di bicchieri vuoti sullo zinco delle bettole, meno male che le teste chine ti risparmiano dagli sguardi torvi. Dentro le case è peggio, e non occorre entrarci per saperlo: d’estate le finestre rintronano di litigi e piatti rotti.
Eppure, a Raissa, a ogni momento c’è un bambino che da una finestra ride a un cane che è saltato su una tettoia per mordere un pezzo di polenta caduto a un muratore che dall’alto dell’impalcatura ha esclamato: – Gioia mia, lasciami intingere! – a una giovane ostessa che solleva un piatto di ragù sotto la pergola, contenta di servirlo all’ombrellaio che festeggia un buon affare, un parasole di pizzo bianco comprato da una gran dama per pavoneggiarsi alle corse, innamorata d’un ufficiale che le ha sorriso nel saltare l’ultima siepe, felice lui ma più felice ancora il suo cavallo che volava sugli ostacoli vedendo volare in cielo un francolino, felice uccello liberato dalla gabbia da un pittore felice d’averlo dipinto piuma per piuma picchiettato di rosso e di giallo nella miniatura di quella pagina del libro in cui il filosofo dice: ” Anche a Raissa, città triste, corre un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro per un attimo e si disfa, poi torna a tendersi tra punti in movimento disegnando nuove rapide figure cosicché a ogni secondo la città infelice contiene una città felice che nemmeno sa d’esistere”.

(Italo Calvino, Le città invisibili)

urlava e piangeva, e la gente diceva…

Berta filava e filava la lana,
la lana e l’amianto
del vestito del santo che andava sul rogo
e mentre bruciava
urlava e piangeva e la gente diceva:
“Anvedi che santo vestito d’amianto”
E Berta filava e filava con Mario
e filava con Gino
e nasceva il bambino che non era di Mario
che non era di Gino
E Berta filava, filava a dritto,
e filava di lato
e filava, filava e filava la lana
E filava, filava E filava, filava E filava, filava
E filava, filava E filava, filava
E Berta filava, e Berta filava e filava la lana,
filava l’amianto del vestito del santo che andava sul rogo
e mentre bruciava urlava e piangeva e la gente diceva: “Anvedi che santo
vestito d’amianto” E Berta filava, filava con Mario, filava con Gino
e nasceva il bambino che urlava e piangeva
e la gente diceva: “Anvedi che santo”
E filava, filava E filava, filava E filava, filava
E filava, filava E filava, filava
E Berta filava, e Berta filava, filava con Gino,
filava il bambino cullava cullava, filava l’amianto
e Berta filava

(Rino Gaetano, Berta filava)

io son sicuro che…

sono le 2.22 (manco a farlo apposta..)! sono davvero stanco, dopo la bellissima giornata di oggi; bella all’inizio alla fine e nel mezzo, in cui ho avuto la conferma che la mia vita è questa, e questa è anche la vita che voglio vivere… non mi va di fare troppo il filosofo, anche oerchè è tardi e domani inizia una settimana tragica e strapiena (una settimana che mi porterà a quel fatidico 10giugno, giorno in cui spero possa iniziare a girare bene anche quella cosa della mia vita che non riesco a far ingranare…), però sono sempre più convinto che si può vivere così…

-desiderio forte di autenticità, di strapparsi di dosso tutti gli orpelli e le frivolezze, come dice il grande hanry david thoureau “andai nei boschi perchè volevo vivere in saggezza e in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non era vissuto..” come dice il mio amico mario il vento sta cambiando…

stanotte, in macchina,  tornando a casa mi sono ficcato nella tasta questa meravigliosa canzone che forse non c’entra un cacchio ma per me si, quindi ce la metto, sperando che qualcuno capisca qualcosa e rifletta un po’… ascoltavo la cover dei negramaro, ma la versione originale è inarrivabile.. e cmq questo post credo che non lo capirà nessuno! sto sempre peggio…:-)

sono le 2.48, è il caso proprio di chiudere…

o son sicuro che, per ogni goccia
per ogni goccia che cadrà
un nuovo fiore nascerà
e su quel fiore una farfalla volerà

Io son sicuro che
in questa grande immensità
qualcuno pensa un poco a me
e non mi scorderà

Sì, io lo so,
tutta la vita sempre solo non sarò
e un giorno io saprò
d’essere un piccolo pensiero
nella più grande immensità…..
di quel cielo.

Sì, io lo so,
tutta la vita sempre solo non sarò
un giorno troverò
un po’ d’amore anche per me
per me che sono nullità
nell’immensità…

(Don Backy, L’immensità)

p.s. chiedo scusa ma un video migliore non l’ho trovato…


giugno: 2008
L M M G V S D
« Mag   Lug »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30  

visite

  • 80,622

MY ACCOUNT ON DELICIOUS

VISITA IL MIO MYSPACE

myspace