Archivio per febbraio 2009

nel mezzo c’è tutto il resto

sono stati davvero giorni molto duri, gli ultimi… da quel botto di domenica mattina a quello ancora più forte di domenica sera, e tutto quello che ne è seguito. forse mi è servito. ho capito delle cose. ho capito che è veramente dura vivere come si vuole. ho capito che per quanto le cose sembrino come tu le desideri  non bisogna mai dare niente per scontato, che la vita non si può dare per scontata… ho capito che esistono milioni di  sfumature di colore tra il bianco e il nero. colori vivi, forti, accessi, ma anche colori tristi, inutili, bui; colori che sembrano uguali ad altri, ma di cui siamo chiamati a riconoscere la differenza. perchè tra il bianco e il nero c’è un abisso di colori, e anche se forse è più facile vivere le cose o in bianco o in nero, meno dispendioso, meno rischioso, io sono chiamato a vivere quello che c’è tra il bianco e il nero. cosa c’è di mezzo? c’è tutto il resto, tutta la vita, e io devo viverla… sarà difficile, sarà rischioso, rischierò di farmi male, ma sono convinto che la felicità, quella vera, e non la sensazione di felicità stia nel rendersi conto che in mezzo c’è tutto il resto (come diceva una canzone). so che non si è capito niente, ma ormai chi mi legge ci si sarà abituato.

metto qui una canzone che mi ha fatto riscoprire la persona a cui forse, in questo momento, tengo di più nella mia vita.

non so così altro dire, anche se potrei scrivere ancora per ore… e mi scuso per le banalità.

Chiudi gli occhi
immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza

ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora

penseresti all’odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa

al 21 marzo al primo abbraccio
a una matita intera la primavera
alla paura del debutto
al tremore dell’esordio
ma tra la partenza e il traguardo

nel mezzo c’è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è potere e sapere
rinunciare alla perfezione

ma il finale è di certo più teatrale
così di ogni storia ricordi solo
la sua conclusione

così come l’ultimo bicchiere l’ultima visione
un tramonto solitario l’inchino e poi il sipario
tra l’attesa e il suo compimento
tra il primo tema e il testamento

nel mezzo c’è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere e potere
rinunciare alla perfezione

ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve

(Niccolò Fabi, Costruire)

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ho imparato a sognare e ho iniziato a sperare

Ho imparato a sognare,
che non ero bambino
che non ero neanche un’ età
Quando un giorno di scuola
mi durava una vita
e il mio mondo finiva un po là
Tra quel prete palloso
che ci dava da fare
e il pallone che andava
come fosse a motore
C’era chi era incapace a sognare
e chi sognava già
Ho imparato a sognare
e ho iniziato a sperare
che chi c’ha avere avrà
ho imparato a sognare
quando un sogno è un cannone,
che se sogni
ne ammazzi metà
Quando inizi a capire
che sei solo e in mutande
quando inizi a capire
che tutto è più grande
C’ era chi era incapace a sognare
e chi sognava già

Tra una botta che prendo
e una botta che dò
tra un amico che perdo
e un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m’alzerò

C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

Ho imparato a sognare,
quando inizi a scoprire
che ogni sogno
ti porta più in là
cavalcando aquiloni,
oltre muri e confini
ho imparato a sognare da là
Quando tutte le scuse,
per giocare son buone
quando tutta la vita
è una bella canzone
C’era chi era incapace a sognare
e chi sognava già

Tra una botta che prendo
e una botta che dò
tra un amico che perdo
e un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m’alzerò

C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

(Negrita, Ho imparato a sognare)

troppo cerebrale

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane… (ogni riferimento a fatti accaduti o a persone incontrate nell’ultimo mese è puramente casuale :-))

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami
sognare in pace
Liberi com’eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori come Mastroianni
anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra l’odio
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più…
Vuoti di memoria, non c’è posto per tenere insieme tutte le
puntate di una storia
piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l’aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
Libero com’ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c’è niente che mi sposta o vento che mi sposterà
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei…

(Samuele Bersani, Giudizi Universali)

turbamento e risveglio civile

Vivo in questi giorni, di personale felicità, un profondo turbamento interiore… la morte di Eluana e tutta la vergognosa caciara che l’ha accompagnata mi hanno lasciato dentro un profondo senso di sgomento… non voglio entrare qui nel merito di una questione così enorme e così privata, così dolorosa. Credo nessuno possa permettersi di esprimere giudizi, nessuno possa comprendere veramente cosa voglia dire per un padre, per una madre avere per diciassette anni una figlia accanto in quelle condizioni e sentirsi totalmente impotenti. E allora questo dovrebbe essere il momento del silenzio, della riflessione profonda e condivisa (alla quale ci ha richiamato giustamente il Presidente Napolitano), della preghiera, per chi si dice cristiano… e soprattutto sarebbe il momento di un silenzioso rispetto: per Eluana, per la sua famiglia, per la vita e per la morte. Ma io non riesco a chiudermi in questo silenzio. Lo squallore che la politica (o almeno una parte di essa) ha dimostrato in questa occasione mi provoca una rabbia profonda, un senso di ribellione, una voglia enorme di urlare che io non ci sto, che non mi sento rappresentato e non posso permettere alla classe politica, al governo, alla maggioranza parlamentare di infangare, calpestare, distruggere la dignità del mio Paese, il Paese che amo e che sono chiamato a costruire, a migliorare… sono sempre stato convinto di essere governato (in questo momento) da politici corrotti (e non mi riferisco alle tangenti), incapaci, irresponsabili, in molti casi (mi si permetta di dirlo) deficienti. Ma forse non pensavo che si potesse vomitare sulla propria coscienza fino a questo punto… non credevo fosse possibile utilizzare una tragedia così profonda a fini elettorali… questo è il momento di parteggiare, di prendere una parte, di darsi da fare… in ballo c’è la difesa delle mie libertà fondamentali, del fondamento del vivere comune, di quella Costituzione faticosamente messa insieme da chi la pensava diversamente, ma aveva a cuore il destino degli uomini e la loro Libertà. E’ necessario in questo momento risvegliare le coscienze… non voglio vivere in un Paese che fa del dolore un reality show, nel Paese delle ronde anti stranieri, in paese che manca di rispetto al suo Capo dello Stato (che ha dimostrato sempre più una straodinaria dignità e integrità personale), a tutte le sue Istituzioni e soprattutto alla sua Costituzione… l’elenco potrebbe essere lunghissimo… è veramente il momento di darsi da fare… lo penso da essere umano, da cittadino, da cristiano.
E in questo momento, da cristiano, mi chiedo anche  il perchè di una Chiesa tanto cieca e tanto sorda… il perchè di una Chiesa così incapace di comprendere l’uomo e l’umanità… il perchè di una Chiesa che non sempre sa vivere e annunciare Cristo secondo la logica del Vangelo. Chiedo davvero allo Spirito Santo di illuminarmi in questo momento di turbamento profondo, di darmi la fede, di darmi intelligenza…
lascio qui una preghiera di don Tonino… non so se c’entra, e chiedo scusa per il mio scrivere così confuso e forse un po’ banale…
Gesù Cristo Re, facci comprendere fino in fondo questa verità così grande che i nostri balbettamenti non sanno oggi percepire in tutta la sua interezza. facci capire che davvero tu solo sei il Santo, tu solo sei il Signore, tu solo l’Altissimo.
Facci capire che tutta la storia converge verso di te, tutto questo tumulto delle nazioni, tutto questo sospiro di poveri converge verso di te. Facci capire fino in fondo che queste alluvionalità delle spinte della storia convergono verso quest’unico letto del fiume che sei tu, Signore Gesù.
E allora forse sarà più facile, anche per noi, polarizzare tutta la nostra vita attorno a te.
(don Tonino Bello)

icarus

Henri Matisse, Icarus, 1947

Henri Matisse, Icarus, 1947


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