come un girardengo appena appena più basso e rock

(ristampa)

La primavera gli stava proprio scivolando di mano, non potevano esserci dubbi, ma nel frattempo aveva imparato a giocare col cambio, a dosare bene la forza. Riusciva ad arrivare davanti fino allo spiazzo antistante la casa di Aidi senza fermarsi mai.
Schizzava via come una revolverata dai viali, svoltava a destra per via San Mamolo, quindi, se non c’era traffico, all’altezza del baracchino dei gelati infilava, saettando come nessuno, la via Codivilla. Sul tratto in pianura accelerava al massimo, poi attaccata la salita di potenza sotto gli occhi sorprendentemente indifferenti dei rari passanti e automobilisti che scendevano anestetizzati incontro alla città. Cercava di tenere il rapporto di pianura, che ha il passo lungo e ti fa fare più strada, fin dove gli era possibile; poi si alzava a pedalare in piedi con tutta la bici che gli ballava sotto; quando sentiva che la pendenza diventava troppo forte, quando capiva che dopo altre due o tre pedalate avrebbe dovuto poggiare un piede a terra, lungo la curva di solito al primo cartello di divieto di sosta permanente, si piegava sul cannone e col pollice faceva scattare il cambio: la catena saltava sulla corona più piccola, le gambe ricominciavano a macinare; lui si spostava sul cordolo, al limite dell’asfalto, per evitare ogni palmo di strada superfluo: all’uscita della curva, poteva riprendere a pedalare stando seduto.
Quando avvistava la fila delle macchine parcheggiate, stabiliva un traguardo a cui arrivare senza lasciare il sellino: almeno arrivare alla golf bianca – avambracci tesi, schiena curva, vene sulle mani e sui polsi in evidenza, palmi sudati.
Almeno arrivare a quella stramaledetta golf…
Pensava ad altro, guardava a terra, in quei momenti difficili: i titoli dei dischi dei Police. Regatta De Blanc, Outlandos D’Amour, Synchronicity, Zenyatta Mondatta, Ghost in The Machine. Perché Regatta De Blanc è prima di Outlandos D’Amour, vero?
E il vecchio Alex scandiva mentalmente marca, modello e colore delle macchine parcheggiate, per non pensare al suo corpo, ché tanto quello pedalava anche da solo. Le riconosceva quasi tutte, anche se ogni tanto non gli venivano in mente i nomi di alcuni modelli tipo le utilitarie giapponesi.
G-g-golf biah-n-n-n-cah! In piedi, adesso!
Eh, adesso era quasi Coppi. Pedalava in piedi, inclinato avanti, sporgendosi oltre il manubrio, mentre il sudore gli colava ai lati delle sopracciglie e dietro gli orecchi, mentre la maglietta aderiva alla schiena. ancora pochi metri, ancora pochi metri soltanto, e avrebbe avvistato i due leoni di pietra dallo sguardo spento, semidormienti sulle colonne a cui era incardinato il cancello.
Quel grosso cancello coi due leoni menefreghisti e semidormienti era sempre aperto, e il vecchi Alex lo superava d’infilata e passava sotto il fresco buono degli alberi. C’era un tratto di pianura, all’interno, ma lui sapeva che non doveva ingannarsi, che se rallentava per rifiatare in quel tratto dopo avrebbe dovuto dannarsi a riprendere il ritmo; allora si lanciava su per i tornanti del sentiero asfaltato che attraversava il bosco, e alla seconda curva, che piegava a destra, faceva saltare la catena sulla corona più grande: imboccava la pendenza del rettilineo di nuovo in piedi sui pedali.
Giocava di spalle, per restare all’esterno delle curve, e ormai mancava davvero una manciata di strada, prima del seminario, e lui, fermo sul rapporto di pianura, poteva smettere di pensare a Coppi, a Girardengo, e anche ai gregari mitici e scalatori – cosce d’acciaio e volontà nicciana – destinati a restare ignoti, ma che al Giro attaccavano in tutte le tappe di montagna e ridicolizzavano i campioni costruiti in palestra…
A sessanta secondi da lì, c’era Aidi.
Ultimi colpi per arrivare allo spiazzo del seminario/
Il vecchio Alex si passava le mani indietro, tra i capelli bagnati.
Ancora dieci pedalate, e sarebbe stata di nuovo pianura, immersa nel fitto bosco.
Gli piaceva immensamente filare veloce in quel paesaggio di foglie, e non era necessario cronometrare un bel nulla. Lo so quanto voi, non crediate. magari, lui, non era così tanto bravo, con quella bici, però l’essenziale non era cronometrare la gara, ma non poggiare i piedi a terra durante la salita, non fermarsi a rifiatare in pianura. Era quello il suo record.
Quanto al resto, dal punto di vista del nostro Girardengo appena appena più basso e rock, se Adelaide era una sibilla o una fata, contava anche il fatto che abitava in un bosco.

(Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo)

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