Archivio per luglio 2009

io non perdono e tocco…

mentre tornavo a casa con gli auricolari nelle orecchie, tra le 874 canzoni del mio ipod è capitata questa, che non ascoltavo da tanto tempo, e che mi rappresenta tanto… perchè mi sento anch’io un po’ cirano, a volte brutto e goffo, ma con nel cuore milioni di cose…

Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L’arrivismo? All’ amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch’ io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz’ ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d’ essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi…

Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un’ altra vita;
se c’è, come voi dite, un Dio nell’ infinito, guardatevi nel cuore, l’ avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l’ uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev’ esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un’ ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo…Cirano

(Francesco Guccini, Cirano)

ritorno a me stesso

“[…] a questo punto tutto dipende dal fatto che l’uomo di ponga o no la domanda. Indubbiamente, quando questa domanda giungerà all’orecchio, a chiunque “il cuore tremerà” […]. Ma il congegno gli permette comunque di restare padrone anche di questa emozione del cuore. La voce, infatti, non giunge durante la tempesta che mette in pericolo la vita dell’uomo; è “la voce di un silenzio simile a un soffio”, ed è facile soffocarla. Finchè questo avviene, la vita dell’uomo la vita non può diventare cammino. Per quanto ampio sia il successo e il godimento di un uomo, per quanto vasto sia il suo potere e colossale la sua opera, la sua vita resta priva di un cammino finchè egli non affronta la voce. Adamo affronta la voce, riconosce di essere in trappola e confessa: “Mi sono nascosto”. Qui inizia il cammino dell’uomo, il sempre nuovo inizio del cammino umano.”

(Martin Buber, Il cammino dell’uomo)

Ieri notte non riuscivo ad addormentarmi e mi è capitato tra le mani questo librettino di nemmeno quaranta pagine (in cui Buber, tra i massimi esponenti della filosofia ebraica contemporea, cerca di descrivere l’uomo “come è veramente”), che già tante volte ha parlato alla mia vita, ed è una delle cose più belle che siano mai state scritte (secondo me, e anche secondo herman hesse:-D)… sono riuscito a leggere soltanto sette-otto pagine, prima che pensieri, desideri, inquietudini mi assalissero… inutile dire che mi sono addormentato ad un’orario indecente… guardo la mia vita e inizio fortemente a desiderare di ritornare a me stesso… inizio a sentire forte quella domanda, quel “dove sei?” che Dio rivolge ad Abramo e da cui nasce il cammino dell’uomo nella storia… inizio fortemente a desiderare di intraprendere quel cammino che mi porterà a vivere pienamente la mia vita… forse quel cammino è già iniziato, anche se in questo momento di appannamento non riesco bene a riconoscerlo… ma sento l’esigenza forte di ritornare a me, di guardare la mia vita e iniziarla a percorrerla veramente, autenticamente… di pensare a me stesso, bandando a stare bene sulla strada, che sarà anche condivisa da altre persone, ma che alla fine è sempre la mia… in questi giorni ho riflettuto tanto sul senso dell’attesa… su ciò che aspetto con ansia che accada, che arrivi sulla mia strada… mi sono chiesto se ne valga davvero la pena… l’unica risposta che so darmi è che non si può non aspettare ciò che si desidera veramente e che sai ti renderà felice… perchè la felicità è un dono che non ti viene regalato, ma che si conquista a senti stretti, con sudore e fatica… e io fatico, in questo strano tempo della mia vita… e se faticare vuol dire aspettare io aspetto, anche se ho paura che ciò che aspetti non arriverà… ma mi godo l’attesa, e soprattutto i sogni e le speranze che essa comporta… come quel filo attaccato al mio polso che strenuamente resiste da cinque mesi e non si spezza… si può anche apettare godot, ma l’importante è sapere dove si è, e dove si vuole andare…

chi non mi conosce e per sbaglio finirà su questa pagina penserà che ho dei problemi mentali gravi… chi mi conosce penserà che sono peggiorato… che mi conosce veramente capirà…

p.s. domenica inizia il mio tour estivo, per cui credo che non aggiornerò questo mio spazio per un po’… credo che la notizia farà piacere un po’ a tutti…

ma questo è camminare alto sull’acqua e…

la canzone del giorno….

Ho questa foto di pura gioia
E’ di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c’è
Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest’alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Arriva l’alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c’è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c’è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Ed ecco arriva l’alba so che è qui per me
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da se, fottendomi da me
Per quello che non c’è

(Afterhours, Quello che non c’è)

e ti senti ad una festa per cui non hai l’invito…

(ristampa)

Hai cercato di capire
e non hai capito ancora
se di capire di finisce mai.
Hai provato a far capire
con tutta la tua voce
anche solo un pezzo di quello che sei.
Con la rabbia ci si nasce
o ci si diventa
tu che sei un esperto non lo sai.
Perché quello che ti spacca
ti fa fuori dentro
forse parte proprio da chi sei.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici “perché no?”
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti “non lo so”
come quando dici “peché no?”

Quante vite non capisci
e quindi non sopporti
perché ti sembra non capiscan te.
Quanti generi di pesci
e di correnti forti
perché ‘sto mare sia come vuoi te.

Metti in circolo il tuo amore
come fai con una novità
Metti in circolo il tuo amore
come quando dici si vedrà
come fai con una novità

E ti sei opposto all’onda
ed è li che hai capito
che più ti opponi e più ti tira giù.
E ti senti ad una festa
per cui non hai l’invito
per cui gli inviti adesso falli tu.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici “perché no?”
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti “non lo so”
come quando dici peché no.

(Ligabue, Metti in circolo il tuo amore)

non sto per suicidarmi…

in questi giorni tante persone mi hanno fermato e mi hanno chiesto cosa avessi (dopo aver visto quello che scrivevo su facebook  – che sta iniziando un po’ a nausearmi)… devo sembrare veramente depresso… utilizzo allora questo mio spazio per smentire ufficialmente le volontà di suicidio che qualcuno mi ha attribuito… certo sono giorni difficili… a san benedetto era tutto un po’ più facile, in quello spazio e in quel tempo di sospensione dalla realtà, dove i problemi, i pensieri, le difficoltà della vita quotidiana sembrano distanti anni luce (perchè anni luce è distante la vita quotidiana)… ma sono sereno (anche se ultimamente ho iniziato a manifestare segnali cedimento)… sono sereno perchè in questo mese, così complicato (e anche doloroso) credo di essere cresciuto… perchè ho capito i miei errori… perchè ci sto credendo, sempre e nonostante tutto, e ci sto credendo con tutto me stesso, con tutto ciò che sono e che desidero essere… perchè credo che i doni che ti vengono fatti non si possono gettare via per fretta, e che bisogna lottare per essere felici… mi viene chiesto questo, oggi… mi viene chiesto di stare qui, così… tutto ha una sua logica, che forse non riesco a comprendere pienamente, ma che c’è, e, forse sto imparando almeno a riconoscere… non lo so cosa succederà… non lo so fino a quando ce la farò a resistere, non lo so fino a quando sarà giusto che lo faccia… ma vivo il mio oggi con serenità, con fiducia e con speranza… la speranza che è ciò che mi fa andare avanti… la speranza che si fonda sulla mia fede… la speranza che è attaccata al mio polso e che non si spezza, nonostante dovesse durare solo un giorno, e invece sono quattro mesi… sarà ancora dura… forse ancora di più… ma ho deciso di essere fedele alle mie scelte… e non solo per me…

tutto questo mi sta facendo sentire migliore di come mi sono sempre sentito… e allora eccomi qua, sulla mia strada, a camminare con il mio passo, e a vivere tutta la fatica del cammino… con la certezza però di chi sa dove vuole andare… con la certezza che dopo questa strada (stretta, tortuosa, buia…) ce ne sarà un’altra, magari più larga e un po’ più luminosa… una strada e un cammino più bello, per questa mia vita perennemente on the road…

fine delle trasmissioni…

harry carey goodhue

spoon-river

Non vi sorprendeste mai, balordi di Spoon River,

quando Chase Henry votò contro i saloons  per vendicarsi di esserne stato bandito.

Ma nessuno di voi fu abbastanza sagace

da seguire i miei passi, o da individuarmi

come fratello spirituale di Chase.

Vi ricordate quando mossi guerra

alla banca e alla combutta del tribunale,

perchè intascavano gli interessi dei fondi pubblici?

E quando mossi guerra ai nostri dignatari

perchè facevano dei poveri le bestie da soma delle tasse?

E quando mossi guerra agli impianti idraulici

che rubavano le strade rincarando le tariffe?

E quando mossi guerra agli affaristi

che combattevano me in queste guerre?

E allora ricordate:

che alzandomi barcollando dalle rovine della sconfitta,

e dalle rovine di una carriera demolita,

estrassi dal mio manto l’ultimo ideale,

nascosto agli occhi di tutti fino allora,

come la preziosa mandibola d’asino,

e sconfissi la banca e gli impianti idraulici,

e gli uomini d’affari col proibizionismo,

e feci pagare a Spoon River il prezzo

delle battaglie che avevo perduto?

(Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River)


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